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Medole, Civica Raccolta d'Arte

A spasso con i Mille
Ultimo aggiornamento: 16 settembre 2019


ITINERARIO DI VISITA
La rassegna si apre al primo piano dell’avancorpo della Torre con la saletta detta Delle figure e dei fiori con un bronzo, Maternità, di grande arcaica suggestione, opera dello scultore Aldo Rossi . A lato un imponente busto a grandezza naturale raffigurante Giovanni Acerbi evidenzia l’alta cifra scultoria di Vindizio Nodari Pesenti ( si veda l’immagine n° 7): Lo fronteggia un grande ritratto ad olio, Il ventaglio, ragguardevole saggio di ritrattistica del mantovano Carlo Zanfrognini.
Notevoli in questa prima sezione della Raccolta un singolare, incisivo ritratto, Il nonno garibaldino, firmato dalla pittrice d’origine medolese Mimì Buzzacchi Quilici (si veda l’immagine n°3) e un grande gesso patinato, Enigma, di grande misterioso, ambiguo fascino modellato dallo scultore contemporaneo Gianpietro Moretti, nonché un bronzetto di forte impatto emotivo, Homo sapiens, del noto artista Aldo Falchi. Continua la serie delle figure l’evangelica raffigurazione del Ragazzo ignudo dipinta daAlessandro Dal Prato ed un inquietante volto di contadino tipico del fare espressionista del bresciano Luciano Cottini. Interessanti per fattura e concezione un pastello, Testa di giovane, di Giancarlo Cigale e un ritratto di Gentiluomo con cappello creato dall’inconfondibile pennello di Giuseppe Guindani. Spicca fra queste opere il risoluto Autoritratto (1940/45) di Oreste Marini (si veda l’immagine n°8) d’area chiarista e di personale impronta. Alle pareti e nelle bacheche sono esposti altri disegni ed opere grafiche eseguite con tecniche svariate dagli stessi scultori Vindizio Nodari Pesenti, Lettura; Falchi, Raptus; Moretti, Enigma; ma anche apprezzabili fogli grafici di Giuseppe Lucchini, Treccine; Arturo Cavicchini, Bimba coricata; Mario Lomini, Nudino; Albano Seguri, Figure femminili. Eccellenti interpretazioni del tema floreale sono offerte in questa sala dagli oli del medolese Guglielmo Cirani, Fiori secchi; di Luigi Monfardini, Fiori di campo, e di Nene Nodari qui rappresentata con uno smagliante, libero dipinto postchiarista, Zinnie.
Il percorso all’interno del museo continua al secondo piano dell’avancorpo della Torre nella sezione dedicata al Paesaggio. Qui si incontrano quadri tematici preminentemente di autori mantovani. Aprono la rassegna un materico, vibrante scorcio boschivo, Alberi, al limite tra realismo e astrazione, di Giulio Perina (si veda l’immagine n°4) e il suggestivo Acqua e alberi di vetusta datazione, pagina straordinaria di alto lirismo tipica della pittura di Guido Resmi (si veda l’immagine n°1). Rilevanti, l’antico scorcio notturno cittadino, Il Rio di notte, di Alberto Marani e la tonale veduta di Case sul Mincio di Severino Spazzini. Il castiglionese Mario Porta è egregiamente rappresentato con una vibratile, raffinata raffigurazione della Torre Civica di Medole ( si veda l’immagine n°5) ed un coloristicamente sentito scorcio gardesano. La dicono lunga sulla cifra artistica di pittrici e pittori quali Mimì Buzzacchi Quilici, Arturo Raffaldini e Paride Falchi i quali, rispettivamente, sono rappresentati con un severo ma struggente Strada al Ponte Nuovo; un rigorosissimo e cromaticamente rilevante La Ceramica dal taglio prospetticamente ardito (si veda l’immagine n°6) e l’impressionistico, luminoso e poetico La casa sul fosso (si veda l’immagine n°11). Fanno seguito una pacata visione dei Ronchi bresciani firmata da Carlo Imperatori e un terso, composto paesaggio, Colline torinesi, del 1940, di Carlo Dusi. Non sfuggono all’attenzione del visitatore una delicata matita di Mario Porta, Strada a Medole, ed una icastica matita grassa, Vicolo, di Mario Lomini. Le piccole tecniche miste su carta ,Dalle fumanti regioni della memoria – Il tempo delle trasformazioni – In attesa degli eventi e la mista su tela, Verso il mare, di Domenico Gentile chiaramente alludono, mediante un reticolo di calcolate geometri e studiata tavolozza, all’aggressione inquinante delle ciminiere. All’omerico Ulisse e al suo periglioso viaggiare ci rimanda la lunare teletta simbolista, Luna e vestigia, permeata di mistero e sospensione metafisica di Enrico Longfils alla quale fa più avanti riscontro la coraggiosa, pregnante atmosfera temporalesca gardesana, Burrasca, di Carlo Malerba (si veda l’immagine n° 12). In questa saletta dei paesaggi inoltre si annoverano due dipinti di impostazione chiarista dovuti a Giuseppe Lucchini: l’uno, La Dogana (si veda l’immagine n° 13) di magica atmosfera; l’altro, Il cancelletto azzurro, di limpido, terso colore. A seguire, la delicatezza dell’acquerello si manifesta in una visione castiglionese, La cupola del santuario, di Danilo Guidetti che da saggio della sua sensibilità anche in un piccolo ma prezioso olio, Verso Desenzano, d’annosa datazione. Continuano la serie dei paesaggi un accattivante Rustico Montano di Umberto Mario Baldassari, in arte “Bum”, ed una Darsena, del medesimo, intrisa di sentita mantovanità così com’è nello stesso intendere la suggestiva Nevicata con profilo della città gonzaghesca di Carlo Bodini. Un veristico disegno a sanguigna preparatorio per una grande tela di soggetto chiesastico, opera di Alessandro Dal Prato, presenta in sequenza quasi fotografica vedute degli edifici sacri cari a Papa Sarto, Pio X. Di fronte sono locati i preziosi Paesaggino medolese e Quando c’era il tran, realizzati nella prima metà del secolo scorso dall’allora giovanissimo pittore Guglielmo Cirani già sensibile cantore della sua Medole: due documenti ormai storici testimoni di un tempo che fu. Polarizza l’attenzione del visitatore lo splendido Gasometro sotto la neve firmato da Carlo Zanfrognini nel 1954: una struggente sinfonia di sapientissimi toni, di rarefatta atmosfera e di grande magistero pittorico (si veda l’immagine n°9). Un segnico e nervoso ma gradevolissimo Luci tra gli alberi di particolare intonazione cromatica di Enos Rizzi precede la piccola tavoletta a tempera di Carlo Imperatori che chiude la rassegna dei paesaggi: un’intima visione campestre di rara bellezza, tipica del pittore medolese, che qui ritrae uno scorcio, Verso San Vito, oggi testimonianza di un mondo agreste dei tempi andati (si veda l’immagine n°14). La terza saletta del museo allestita nel caratteristico sottotetto dell’avancorpo della Torre presenta una nutrita serie di opere grafiche, pittoriche e scultorie di vario genere. L’incipit lo da una natura morta, Morandiana, di efficace, singolare resa dovuta alla creatività del mantovano Gino Donati. Fanno seguito quattro tecniche miste di inconsueto, fantasioso soggetto, Raptus cosmici e Cavalieri dell’Apocalisse, opera dello scultore Aldo Falchi, dal tratto risoluto, senza pentimenti, peculiare dell’artista. Si impone per dimensione e qualità un disegno classicheggiante, Angelo, del bresciano Amleto Bocchi ; quasi certamente un frammento di uno studio per un affresco o per una pala d’altare. Fanno da contrappunto due inquietanti composizioni all’acquaforte dell’incisore Franco Bassignani presente in questa sezione con altri quattro lavori d’arte calcografica, del 1981, costituenti una serie di Vedute medolesi dal preciso costrutto verista, di grande afflato e dal segno nitido. Una tagliente puntasecca, Seminatore, e un monitipo, La legna per l’inverno, che dimostrano la versatilità di Giuseppe Lucchini si affiancano ad una china acquerellata di ampio respiro padano e ad una potente xilografia, Braccianti, dell’emiliano Arnaldo Bartoli. La serie di opere grafiche si completa con un saggio incisorio di Guido Resmi, La casa del pesce, di schietto sentimento padano che sarebbe certamente piaciuto, è pensabile supporre, a Cesare Zavattini quanto a Dino Villani; ed un saggio di Severino Spazzini, Cespuglio di ciclamini, di gradevole composizione e ragguardevole perizia tecnica. Perizia riscontrabile anche nella raffinata acquaforte, Alberi, di Angelo Boni al quale sono dovuti, inoltre, due grandi acrilici, Vecchio Tronco e Vegetazione, che danno la misura di quanto l’artista sia puntiglioso pure in pittura e attento alla più recondita e meno conclamata “natura” che osserva con occhio di scrupoloso analista; una pittura che nel suo nitore lancia un’acuta invocazione di rispetto. Nel contesto ben si inserisce una Natura morta con cuccuma e frutta , a pastello su carta vetrata, di Alfonso Monfardini, assai ben composta, di assoluta morbidezza cromatica e d’intimistica quotidianità familiare. Moderna ma dolcissima la singolare interpretazione della Maternità frutto dell’arte pittorica della mantovana Lucia Zelati; una tecnica mista lieve nell’insieme e decisa nei contorni. Di notevole interesse in questo contesto l’alto rilievo in bronzo di Giuseppe Brigoni, scultore medolese che in età giovanile fu <> del famosissimo Leonardo Bistolfi, ma che in quest’opera, una ieratica Pietà di grande suggestione dalla robusta impostazione novecentista e dal sapiente modellaro, estrinseca incisivamente la propria personalità. Non da meno, seppure per diverse ragioni, è una serie, in bacheca, di sette piccoli bassorilievi patinati bronzo di soggetto religioso realizzati da Alessandro Dal Prato; placchette originali espressamente modellate dalle quali sono stati tratti gli ornamenti delle nuove campane della chiesa parrocchiale di Guidizzolo. Concludono la rassegna e la visita alla Civica Raccolta d’Arte alcune opere di impronta modernista: una grande tela, L’attesa, del giovane bresciano Michele Mori (in arte Della Maestra) che tra ricercati simbolismi e palesi soluzioni “trompe-l’oeil” sollecita nell’osservatore riflessioni sull’uomo, sul suo essere e la sua natura. Tematiche che in forma assai più aggressiva propone la tavola, L'’incedere del tempo, di Ferdinando Capisani; un’opera concettuale dove tecnologici materiali plastici arsi hanno la meglio su alluse, naturalistiche grafiche e i due piccoli dipinti materici, Ceneri e Siepe e sacchi, dell’astrattista monteclarense Gian Paolo Conti di straordinario equilibrio formale e ricercatissima cromia, metafora di pessimistiche filosofie che imperiosamente denunciano, invero, l’incombente, contemporaneo, onnipresente degrado



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